#012: 5 gennaio 2020 ore 20:20. DA 50 ANNI SUI NOSTRI GRADONI

DA 50 ANNI SUI NOSTRI GRADONI…
Quella che è stata apparentemente una coreografia durata circa un’ora, in realtà sono mesi e mesi di lavoro, riunioni, idee, prove, discussioni, sacrifici e impegno.
Nell’articolo di oggi, si ripercorre, in breve, quella che è stata la storia di questa coreografia, e di quella giornata che ci ha regalato lacrime, che ci ha fatto emozionare, e che ci ha resi, ancora una volta, orgogliosi di ciò che abbiamo messo in atto, la nostra, momentaneamente, ultima coreografia. Ma niente paura…
…LA STORIA CONTINUA

dalla Fanza n.134 del Luglio 2020: (scarica il PDF da qui)

La più grande sciarpata della storia del tifo Fortitudo, con 4000 sciarpe accompagnate dal coro “Che sarà, sarà…” che non voleva saperne di fermarsi, termina così la coreografia che apre il cinquantesimo anno di vita di Fossa. Nel frattempo, le lacrime, di chi quegli anni li hanno vissuti tutti e cinquanta, di chi li ha visti solo in parte, chi se li è fatti raccontare o chi li ha solo immaginati. Comunque, tutti pronti e contenti di riassaporare il passato. Poi abbracci, birre ed ancora lacrime tra coloro che hanno collaborato direttamente o indirettamente alla coreografia, di personaggi che hanno fatto la storia della Fossa o di chi è solo passato. Chat intasate di video, telefonate e messaggi tra tutto il popolo della Fossa con un filo diretto con i diffidati che non potendo essere fisicamente presenti al palazzo erano tutti assieme in altro luogo, a vivere da lontano, tramite una diretta facebook, quello che solo la Fossa è capace di farti vivere. Una serata spettacolare, l’atto definitivo di svariate prove, la messa in scena di ciò che avevamo ideato, ci eravamo immaginati, e poi nei giorni e nelle notti seguenti abbiamo messo a punto ed elaborato. L’intento era quello di ricordare 50 anni con fatti, persone ed aneddoti dell’aquila ed il suo leone e direi che ci siamo proprio riusciti. Ma veniamo ai fatti… correva l’estate 2019 quando il covid 19 non lo conoscevano nemmeno i cinesi. Una delle tante riunioni estive di Fossa dove tra cazzeggio, ricordi ed attesa per l’inizio del campionato successivo, gli argomenti sono la maggior parte costituiti in banali cazzate alcune delle quali, proprio per il periodo rischiano poi di diventare realtà. Ragazzi, nel 2020 è il 50° anno di Fossa, non possiamo non onorare a modino la nostra storia!!! Potremmo fare un concerto con i Beatles, Sting ed i Metallica… si ma poi se Sting si imbarazza a cantare davanti alla Fossa?!? Allora potremmo chiedere a Spielberg di realizzare un cortometraggio che racconti i nostri 50 anni! Si, ma a Steven occorrerebbero le immagini realizzate per il docufilm dall’Ingegnista e quest’ultimo non so quanto sarebbe d’accordo di dare il proprio materiale ad uno che racconta dell’uccisione dei triceratopi. Allora potremmo fare uno spettacolo teatrale! Si facciamo venire le ballerine russe del Bolshoi! Va là, va là, va ban a fer delle operette! Bhè allora, potremmo fare una cena a casa mia, oppure un puttantour o un giro delle osterie di Bologna…. Ragazzi, e se facessimo una coreografia? E seeee! Una coreografia per raccontare 50 anni di storia, come cazzo facciamo? Semplice, basta fare un bandierone con un 50 grande. E tu vorresti onorare 50 anni di storia della Fossa con un bandierone? Ma dai, che cagata è? Te l’ha suggerita il tuo amico virtussino che ha ideato la coreografia di saluto ad Alberto Buco Bucci? Allora, facciamo un mazzo di fiori con scritto buone nozze d’argento! Si, poi facciamo i confetti della Fossa. I tuoi 2 matrimoni ti hanno dato alla testa!! E se non facessimo un bel cazzo di niente? Ma dai che qualcosa si farà… E così che anche l’ennesima riunione estiva se ne và, ma come spesso accade, quelle 4 chiacchiere in apparenza tutte cazzate, han lasciato un po’ di amaro in bocca ai presenti. Quell’amaro che, non so perché, ma alla notte non fa dormire, sfrugugliando la creatività che risiede dentro ognuno di noi, ma a volte si nasconde tra qualche filo di grasso eccedente o magari è sommersa da decalitri di liquidi di cui siamo composti, non sempre analcolici. Fatto sta che quelle chiacchiere in compagnia hanno stimolato in tutti noi l’idea che per onorare come dovevano essere i 50 anni di storia, bisognava fare qualcosa di super galattico. Qualcosa fatto con i nostri mezzi, con il nostro linguaggio, che potesse far capire a chi il nostro linguaggio non lo conosce, che cosa sono 50 anni di storia della Fossa. Un gruppo nato da una manciata di pioneristici tifosi assolutamente ignari di cosa stavano facendo, ma intanto quando arrivavano loro, le altre tifoserie si aprivano come le acque del Mar Rosso e contemporaneamente stavano gettando un seme di una pianta che vive e cresce da 50 anni prendendo sempre più forza, a tal punto che in alcune vicissitudine fortitudine invece che essere stimolata dalla squadra per cui è nata, è stata lo stimolo per reggere la squadra stessa. Eccoci in un numero sempre più numeroso a costruire quella che è diventata la coreografia delle coreografie, a base di stelle, striscioni, culi, sciarpe, cori, video, canzoni, maglie, paure e perplessità. Dopo svariate prove dove in alcune siamo arrivati addirittura a quasi trecento persone coinvolte, la mattina del 5 gennaio inizia molto presto, quando alle 7.30 arriva il camion per scaricare e montare un impianto audio all’altezza, visto che quello presente al palazzo farebbe fatica ad amplificare uno spettacolo di burattini. Tra un’ultima modifica, qualche prova video ed un po’ di immaginazione di ciò che sarebbe successo, la mattinata scorre quasi tranquilla con i gradoni del palazzo ad interrogarsi del perché di così tanto fermento già ad un orario così lontano dalla partita. Qualche visita di giornalisti e curiosi che si affacciano a chiedere qualche anticipazione, ma prontamente delusi dalla nostra indifferenza e forse anche maleducazione. Il Mancio che chiede come funziona la serata, noi preoccupati di disturbare il momento dove loro si sarebbero dovuti scaldare, ci rammarichiamo e chiediamo scusa in anticipo disposti a modificare qualcosa qualora fosse stato di disturbo alla squadra, e Mancio che ci risponde “non preoccupatevi del nostro riscaldamento, lo voglio sapere perché voglio guardarmela tutta dall’inizio alla fine!” Ore 13.00 con impianto audio già montato e provato, la scaletta della coreografia che mi suona in testa come se fosse la filastrocca di Natale da recitare davanti a tutta la famiglia, ci fanno uscire per non spiare gli schemi durante l’ultimo allenamento di Reggio. Personalmente decido di sciogliere la tensione facendo una passeggiata in piazza Maggiore decidendo chiaramente di percorrere via San Felice, strada storica per noi tifosi effe, nonché piena di ricordi, giusto per tenere vivo il mood nostalgico della giornata. Scappata in p.zza Maggiore, dove ogni persona che incontravo, perfino i turisti inglese, mi sembrava che non vedesse l’ora di assistere alla nostra coreografia, e poi vicino al Nettuno mi è pure sembrato di vedere un’aquila dal vivo. Ritorno in p.zza Azzarita allo scossare dell’ultimo minuto dell’allenamento di Reggio, fuori già presenti i primi tifosi per aggiudicarsi i posti migliori o forse semplicemente incapaci di trattenere la pressione di una giornata del genere nelle proprie case. Primo pomeriggio, ultima prova generale con il video che, sapendo di quanto poco tutti noi tenevamo a quella giornata, pensa bene di incepparsi un paio di volte. Tutti molto carichi, concentrati e pronti, ognuno ad interpretare il proprio compito, indossando in anteprima la riproduzione della primissima maglia Fossa, nel 1970 realizzata forse a mano in pochissimi esemplare, ora rifatta con le stesse caratteristiche. Ore 19 ci togliamo il primo peso con la curva che si riempie in pochi minuti. Avendo chiamato a raccolta tutti i tifosi un’ora e mezza prima della partita, e volendo avere un colpo d’occhio del palazzo abbastanza pieno, non davamo così scontato l’arrivo di tante persone, ma in realtà è stato tutto al di sopra delle aspettative, con la gente in fila all’ingresso per oltre mezz’ora. Accensione della musica prepartita per scaldare l’ambiente con tutti i brani contenuti del cd realizzato in occasione dei 40 anni. Ore 19.20 parte il primo video, al termine si dovrebbero spegnere le luci, ma ovviamente l’impianto luci, dopo alcune prove sempre riuscite, decide di non funzionare proprio in quel momento, fa niente, the show must go on…. La curva si trasforma con il passare dei minuti, ripresentandosi all’inizio come se fosse il 1970, dove un gruppetto di 15/20 persone rigorosamente vestiti con abiti di allora, in piedi a cantare Eldorado olè, sopra allo striscione rappresentante un’aquila che agguantava un pollo, con il resto del palazzo a sedere, un po’ interpretando il pubblico di allora un pò ammutolito, da ciò che stava succedendo. Poi un altro video che raccontava della Finale della coppa Korac, le gesta del Barone, a seguire i vari striscioni che si sono susseguiti in questi 50 anni in curva, il gruppo che diventava sempre più grande, la zona di riferimento del tifo che si spostava in alto e poi in basso della curva, con i giocatori sia della Effe che di Reggio in mezzo al campo che invece di fare il consueto riscaldamento si erano bloccati ad ammirare lo spettacolo, battendo più volte le mani per ciò che stava succedendo. Insomma, quasi un’ora e mezza per raccontare ciò che è successo in questi 50 anni. Poi baci, abbracci e complimenti come sopra descritto, partita che non poteva che andare in una unica direzione e fine partita banchetto impegnatissimo a vendere gli altri due articoli vintage, bomber e foulard, come se si fossero improvvisamente abbassate le temperature e dovevamo affrontare il viaggio di ritorno sopra ai nostri Cambridge Cobra. In realtà la temperatura non si era abbassata, i nostri motorini non esistono più, ma i brividi che ho sentito erano gli stessi di allora! Che dite? Potrebbero essere stata l’intensità di una giornata come questa o i flash back di una vita?

2020: la storia continua

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